«Appassionato velista fin dall'età di 6 anni, dopo un'attività agonistica di oltre 10 anni in classe Laser, studia per diventare istruttore di vela» — bio Amazon, Luna Rossa
Gabriele Besozzi è prima di tutto un velista. Non nel senso di «fa vela nel weekend» — nel senso che la vela è il centro di gravità attorno a cui tutto il resto orbita. Al CVCI di Intra dai sei anni, il che significa che il Lago Maggiore non è una scoperta o un lifestyle — è l'acqua su cui è cresciuto, letteralmente.
La carriera agonistica racconta di un atleta di livello nazionale vero: premiazione CONI, Europei a Barcellona, Europa Cup in Olanda e Svizzera, qualificazione per La Rochelle e Kiel. Non stiamo parlando di regate tra amici. Il 2017 è l'anno d'oro — un'esplosione di risultati internazionali con un piccolo trauma incluso: a Barcellona finisce nella Silver fleet e viene penalizzato due volte per contatto con la boa di poppa durante la rimonta. Ma la settimana dopo vince Dervio. Questa è la mentalità: cadi, ti rialzi, vinci.
Il passaggio dal CVCI all'AVAV Luino intorno al 2020-2021 è un segnale. Non è un cambio casuale — è il passaggio da puro atleta ad atleta-istruttore. All'AVAV non solo gareggia (campione zonale 2021, 2° Valmadrera 2022) ma insegna ai ragazzini. La bio del libro conferma: «studia per diventare istruttore di vela». Nel 2026 lo è diventato.
Poi c'è il libro. Luna Rossa non è un progetto da hobbysta — è un saggio di 200+ pagine sulla storia di un sindacato di America's Cup. Per scriverlo serve conoscenza tecnica, accesso a fonti, capacità narrativa. Il 2024 è l'anno della pubblicazione, e segna il punto in cui Besozzi smette di essere «solo» un velista per diventare un comunicatore della vela.
Il lavoro a Netycom (Gruppo Emisfera, Verbania) è la convergenza naturale: un velista-comunicatore che fa social media per un'agenzia territoriale. Il progetto con la Camera di Commercio VCO per promuovere il Lago Maggiore è esattamente il suo territorio — letteralmente. La presunta consulenza per Red Bull Italy SailGP Team (presente su LinkedIn ma non confermata altrove) sarebbe il coronamento logico, ma va presa con cautela.
E poi c'è l'anomalia: questo ragazzo è un social media manager di professione, gestisce Instagram e Facebook per decine di clienti, eppure NON HA un profilo Instagram personale trovabile. Testati 29 handle possibili, tutti inesistenti. @thebrownside è di un Jeremy Besozzi. Per uno che vive di social, questa invisibilità personale è una scelta chirurgica. Sa esattamente cosa si trova cercando il suo nome e ha deciso che la risposta sarà: quasi niente.